Lettera a un architetto pittore:
di Bruno Bianchi
Dove c'è il massimo di pittura (colore e pennellata) là c'è la verità, la verità dei tuoi acquarelli e dei tuoi acrilici, senza bisogno di significati da cercare chissà dove. Quella linea un poco curva che divide la terra dal cielo non è più un orizzonte geometrico; svela piuttosto il gesto della mano, del braccio e separa il cielo e l'acqua da una vegetazione da primo giorno della creazione. Un certo tono di viola, subito abbandonato e contraddetto da un lampo di luce bianca nella quale ci si aspetta di veder apparire la nave in fiamme di Turner che spezza una nebbia accecante. Il sentimento, nemico mortale anche della musica, non si è subdolamente infiltrato nei tuoi quadri fatti per un occhio che passa e ripassa come le pennellate, senza intenzioni estranee. Ancora una volta la musica ci invita a non cercare nelle note che le note stesse, il loro ritmo i loro silenzi. La pittura, come la scultura, il suono, la poesia creano manufatti; colori, pietre e suoni danno vita al pensiero (è entusiasmante pensare che Socrate, grande pensatore, fu apprendista scultore). E la realtà, il "vero"? I bambini e i poeti dietro l'apparenza di una realtà che ci abbaglia e ci stordisce ogni giorno, sanno vedere il mondo vero, quello che sta dietro a questa realtà, quello che conduce anche le scelte e le pennellate del pittore e la rima del poeta. Anche quando sembra di vedere qualcosa di riconoscibile e di scontato attenzione, perchè il pittore è già andato oltre e ha inventato un altro mondo; Paolo Uccello nella Battaglia di San Romano ha fatto cavalli azzurri. Sembra avere una certa urgenza il tuo dipingere indifferentemente su un piccolo foglio di appunti o su una grande tela: L'urgenza di una creatura che vuole svelarsi. Se non è intrusione è lecito chiederci da dove proviene lo slancio che anima alberi montagne acque e case, Si può azzardare una risposta; dal tuo carattere e dalla tua terra: l'Argentina; e chiederci anche se è possibile la presenza umana in questi paesaggi tanto vivi, tanto viventi da non accettare presenze accessorie. Colore, luce e un segno vigoroso sono componenti di questa pittura e bastano a far esplodere i confini del quadrato e il tuo senso degli spazi svela la tua professione di architetto, a proposito della quale viene subito la domanda, quasi ovvia, quali possono essere le relazioni, le reciproche influenze fra le due discipline. È difficile non pensare a Le Corbusier e ai rapporti fra la sua pittura (ampiamente documentata in una recente pubblicazione) e la sua architettura e la sua concezione urbanistica. Come dire che ameremmo vedere tradotta in architettura la vitalità e la gioia dei tuoi dipinti? Anche perchè allora suonerebbero inutili e false la supponenza e il frasario di molta critica di architettura, travolta dalla verità; la stessa che ora vediamo splendere nei tuoi quadri.
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